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L'alluminio: per vivere all'infinito

Nespresso Riciclaggio

Da vent'anni, Nespresso rivolge un'attenzione particolare all'ambiente. Se è vero che la capsula in alluminio non teme rivali nel proteggere i vostri Grand Cru preferiti, è altrettanto innegabile il suo contributo al rispetto degli equilibri naturali: con un limitato dispendio di energia, il suo metallo può rivivere all'infinito, ed è per questo motivo che Nespresso pianifica la sua rinascita.


Intorno al 1860, per spedire nello spazio i tre eroi del suo romanzo “Dalla Terra alla Luna”, Jules Verne decise di affidarsi a una capsula in alluminio – duraturo, inalterabile, leggera, a tenuta stagna, resistente all’ossidazione, semplice da realizzare. L’alluminio si imponeva già allora come la soluzione tecnologica del futuro, grazie a una solidità maggiore rispetto all’acciaio. Tuttavia, essendo particolarmente caro da produrre, era considerato un metallo prezioso: in occasione di un banchetto voluto da Napoleone III, agli ospiti di riguardo vennero offerte posate in alluminio, mentre i commensali meno prestigiosi dovettero accontentarsi di quelle in oro! Oggi, un secolo e mezzo più tardi, se il visionario romanziere vedesse una capsula Nespresso, potrebbe comprendere meglio le qualità del veicolo spaziale da lui immaginato. Tenuta e protezione, ad esempio: “Per ottenere in tazza un risultato ottimale, occorre mantenere il caffè al riparo da ossigeno, umidità e luce”, spiega Alexis Rodriguez, l’Esperto di Caffè Nespresso che conferisce ai Grand Cru e alle Limited Edition una ricchezza aromatica che è necessario preservare fino al momento della degustazione. “A questa tripla aggressione, solo l’alluminio è in grado di offrire riparo”. In poche parole, la capsula Nespresso è allo stesso tempo contenitore e armatura. Oltre alla protezione degli aromi, da oltre venti anni Nespresso approfitta del notevole potenziale offerto dalla riciclabilità dell’alluminio. Di fatto, è sufficiente fonderne i frammenti riciclati per ritrovare le caratteristiche del materiale d’origine. Un altro vantaggio è il suo dispendio energetico, che non supera il 5% di quello necessario a estrarre la medesima quantità di metallo. Sono questi vantaggi ad avere spinto Nespresso a creare una filiera specifica.

La saga di una raccolta

È dunque in Svizzera - patria di Nespresso e al contempo nazione particolarmente sensibile alle questioni ambientali – che il riciclaggio delle capsule si è fatto le ossa, accompagnando nel 1989 il lancio della prima gamma di macchine destinate a uso privato. Marc-Alain Dubois, oggi direttore commerciale Nespresso per l’Europa, all’epoca era responsabile marketing per la Svizzera. Racconta: “Macchina, capsula e Club: nasceva la trilogia alla base del nostro business. Eppure, pianificare un sistema di riciclaggio appariva una sfida colossale. In quale luogo il Membro del Club Nespresso avrebbe potuto depositare le sue capsule usate? Con quali modalità e strumenti sarebbe stato possibile separare i residui dall’alluminio? E ancora, come convincere i Membri del Club Nespresso a riciclare le capsule anziché gettarle? Al tempo, il concetto di caffè porzionato non era ancora presente nella mente del consumatore”. Nespresso decise così di adottare un modello, tuttora in vigore: investire in soluzioni più pratiche e lasciare la scelta ai propri clienti, senza forzarli a riciclare. Nel 1990, quando ancora non esiste una vera e propria offerta di riciclaggio, Nespresso organizza un primo modello di raccolta: un sacchetto vuoto inizia ad accompagnare ogni ordine, da restituire al mittente pieno di capsule usate. Un’idea che ha fatto strada, considerato che una versione rivista e chiamata “Recycling at home” si è recentemente diffusa con grande successo nei cantoni svizzeri. “All’epoca, avevamo contattato Igora, una cooperativa svizzera di raccolta alluminio”, prosegue Marc-Alain Dubois. “Tuttavia non era attrezzata per separare i residui dall’alluminio. Alla fine, è stata la società Thévenaz-Leduc, specializzata nel riciclaggio dei metalli, a mettere a nostra disposizione i suoi 35 punti di raccolta”. Il punto di raccolta è il fulcro strategico dell’intera operazione, come conferma Marc-Alain Dubois: “Improvvisamente, avevamo preso coscienza dell’assoluta necessità di agevolare l’accesso da parte del consumatore. Un’esigenza soddisfatta nel momento in cui siamo riusciti a creare punti di raccolta pratici presso i rivenditori autorizzati delle macchine, quelle che poi sarebbero diventate Boutique Nespresso. La prima di queste, a Zurigo, sulla Loewenstrasse, esiste ancora! Da parte loro, i comuni svizzeri hanno messo a disposizione appositi contenitori… Questa moltiplicazione dei punti di raccolta ha determinato in Svizzera la necessità di una logistica di riciclaggio più articolata. Si può parlare di circolo virtuoso”.

Questione di rete

Com’è cambiato il riciclaggio delle capsule dal lancio delle prime macchine Nespresso? La prima risposta è legata all’aspetto quantitativo. Diversi altri paesi, infatti, inizialmente sedotti dai Grand Cru Nespresso, hanno poco a poco aderito alla soluzione di riciclaggio che li accompagnava. Certo, la prima di queste filiere di riciclaggio all’estero è stata avviata soltanto dieci anni dopo l’iniziativa elvetica, ma oggi sono 20.000 i punti di raccolta a disposizione dei Membri del Club Nespresso in tutto il mondo. E il numero è in costante crescita, mese dopo mese. Sinora, la capacità di recupero delle capsule ha raggiunto l’obiettivo del 75% previsto per il 2013. La seconda risposta è di livello logistico. Nespresso è capace di adattarsi al sistema di riciclaggio di ciascun paese. In base alle normative locali, i punti di raccolta comprendono le Boutique Nespresso, i rivenditori di macchine, i centri di riciclaggio dotati di contenitori adatti al recupero e i cosiddetti “relais”, ovvero quegli esercizi commerciali dedicati agli acquisti online. In alcune città il responsabile della consegna a domicilio dei Grand Cru ritira le capsule usate. Un aspetto che, insieme al proliferare dei punti di raccolta e alla loro diversificazione, esprime l’impegno a semplificare la vita dei Membri del Club Nespresso, proponendo loro al contempo di contribuire al maggiore benessere di tutti.

Le sfide da affrontare

Un secondo tipo di raccolta, di cui si occupa il circuito nazionale di raccolta degli imballaggi, gode della stessa attenzione. È già presente in Germania, Svezia e Finlandia: in questi paesi è possibile gettare le capsule nei contenitori per imballaggi usati, posti generalmente di fronte a casa propria. Un sistema che ha i suoi seguaci. Nel sud della Francia, Nespresso ha organizzato un’iniziativa che consente di depositare semplicemente le capsule nel “cestino giallo” per la raccolta dei materiali riciclabili della propria abitazione. Al centro di smistamento, infatti, un dispositivo altamente tecnologico le recupera e le immette nel circuito di riciclaggio. Si tratta di un ulteriore passo per semplificare la vita del consumatore e per garantire un alto tasso di recupero. Non importa che si tratti di un circuito privato o pubblico, o che venga utilizzato questo o quell’altro metodo... alla base di questa pratica risiede un grande principio: ogni paese pianifica la gestione come meglio ritiene. Quanto all’altra sfida, più tecnica che logistica, ovvero separare l’alluminio dai residui, nel 1990 è stato introdotto un sistema di triturazione, in seguito perfezionato. Anche qui, la scelta della tecnica di dissociazione è lasciata al giudizio di ciascuna filiale. Sempre nel meridione francese, le capsule dismesse vengono lasciate a essiccare all’aria aperta: la luce solare non altera le caratteristiche del materiale. Altrove, ci si affida al riscaldamento o al lavaggio. I residui vengono utilizzati come fertilizzante biologico o come fonte d’energia alternativa. E l’alluminio si prepara in modo assolutamente naturale alla sua prossima vita. Insomma, un nuovo inizio… che attende soltanto un vostro gesto.

Ogni piccolo gesto conta

Moltiplicazione dei punti di raccolta, studio di nuove modalità di separazione dei residui dal metallo, iniziative per integrare le capsule usate nella raccolta degli imballaggi… Per offrire le migliori soluzioni possibili, Nespresso investe da oltre vent’anni capitali, tempo e ingegno. Il motivo di tutto ciò è la convinzione – condivisa con altri marchi ed enti – che il gioco (del riciclaggio) valga la candela e che con il contributo dei Membri del Club le capsule possano rinascere a nuova vita. Ogni piccolo gesto conta per costruire il futuro. Oggi sono oltre 20.000 i punti di raccolta in tutto il mondo. Trovate quello più vicino a voi grazie al sistema di geolocalizzazione disponibile su www.nespresso.com/ecolaboration o tramite l’applicazione per smartphone.

PIXIE AMBASCIATRICE DEL RICICLAGGIO

Quali vantaggi offre il riciclaggio delle capsule? Per scoprirlo, i Membri del Club non devono fare altro che varcare la soglia della Boutique Nespresso più vicina. L’elegante rivestimento della macchina PIXIE nasconde infatti una sorpresa: milioni di capsule usate restituite proprio dai Membri del Club! I suoi nuovi pannelli laterali – rosso vivo e marrone – sono composti al 98% da capsule Nespresso riciclate in Svizzera! Difficile pensare a una migliore unione di parole e fatti: PIXIE – piccola, graziosa e dal notevole risparmio energetico – diventa l’immagine concreta dell’efficacia della raccolta. Un’ambasciatrice del riciclaggio, capace di rivolgersi agli appassionati di tutti i paesi, senza bisogno di affidarsi ad alcun interprete! > www.nespresso.com/ecolaboration

LE QUATTRO FASI DEL RICICLAGGIO

Questo servizio fotografico è stato realizzato a Moudon, in Svizzera, presso lo stabilimento Papirec (società Thévenaz-Leduc) a cui Nespresso si affida per il riciclaggio delle sue capsule. Si articola in tre tappe: stoccaggio delle capsule usate, separazione dei residui dall’alluminio e consolidamento dei due materiali. Il processo prevede una quarta fase, la fusione dell’alluminio, che si svolge in un altro impianto.


Testo Francis Dolric Fotografia Jean-Claude Amiel



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